Seminario di studi " Il Mediterraneo tra Oriente e Occidente"

Venerdi 2 dicembre 2011 presso la Biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia

Altieri: “cooperazione risposta a povertà e flussi migratori”
Il presidente di AGCI, a un convegno sul Mediterraneo promosso dalla Fondazione Spadolini, ha ricordato che la cooperazione internazionale può essere il motore dell'equità sociale nei paesi interessati dalla Primavera Araba.
“Il ruolo di pace e di stabilizzazione che l'Italia si è assegnata dovrà svolgersi soprattutto nell'area del Mediterraneo, una delle più calde dell'equilibrio mondiale”. Queste parole furono pronunciate dal Senatore Giovanni Spadolini in tempi, come si suol dire, non sospetti, quando i Paesi del Maghreb e del Medio Oriente non possedevano l'attuale peso politico. Prima dell'11 settembre, prima di quel fenomeno, iniziato nel dicembre del 2010 e tutt'ora in corso, che prende il nome di Primavera Araba.
Un politico lungimirante, Spadolini, la cui abilità di analisi continua a essere sviluppata dalla Fondazione Nuova Antologia che, proprio per comprendere i punti focali di questa nuova stagione del mondo islamista, così geopoliticamente vicino all'Italia, ha organizzato un seminario di studi dal titolo “Il Mediterraneo tra Oriente e Occidente”. Un momento di sintesi promosso con la collaborazione dell'Associazione Generale Cooperative Italiane e gli Amici della Fondazione.
Studiosi di riconosciuta caratura internazionali si sono dati appuntamento venerdì 2 dicembre presso la Biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia davanti a una platea numerosa e interessata.
Dopo i saluti introduttivi, mirabili per chiarazze ed efficacia espositiva, di Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione, Stefano Folli e Antonio Del Pennino, sono intervenuti Giancarlo Elia Valori, Michele Bagella, Antonio Ferrari, Giorgio Rabuffa e Rosario Altieri. Il presidente nazionale di AGCI ha argomentato su un tema complesso e di stringente attualità come i flussi migratori che hanno seguito le recenti guerre intestine scoppiate in molti paesi del Nord Africa. L'intervento di Altieri ha inquadrato il problema sotto molteplici profili, normativo, demografico, sociale e politico, mostrando contemporaneamente come la cooperazione possa essere considerata un veicolo efficace d'inclusione all'interno del tessuto socio-economico del nostro Paese di questi nuovi migranti. Le caratteristiche intrinsiche dell'impresa cooperativa, la sua capacità di dare forza e credito a un progetto condiviso, sono risultate immediatamente adeguate alle esigenze lavorative degli immigrati. Molti di loro, e non casualmente, hanno scelto la forma cooperativa per dare avvio alla loro attività imprenditoriale, sostenuti sovente dal microcredito delle Banche di Credito Cooperativo. Altieri, tuttavia, ha posto l'accento anche sul tema della cooperazione internazionale, da intendersi come un'azione concreta, condotta dai Paesi UE, per far progredire lo sviluppo umano, economico e sociale direttamente nelle aree di provenienza dei migranti. Eppure, pur non mancando progettualità di questo tipo, Altieri ha fatto notare come le risorse investite dall'Europa nel Maghreb siano assai scarse (l'Italia destina solo lo 0,15% del Pil alla crescita dei Paesi più poveri). Il presidente nazionale di AGCI, tuttavia, ha mostrato come proprio la cooperazione economica internazionale sia la strada più efficace per ridurre lo stato di arretratezza di queste aree, riducendo di conseguenza i flussi migratori.
In una fase in cui le economie dei vari attori mondiali sono sempre più interconnesse, ha rilevato Altieri, la cooperazione può rappresentare una risposta alle istanze di queste popolazioni per anni vessate da regimi dittatoriali.
Marco Lamoli
 

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