AGCI al varo dell’ISOLA CHE NON C’ERA sul Lago d’Iseo

isola plastica sett 3

Da uno straordinario progetto di Alternanza Scuola-Lavoro prende forma la prima isola artificiale, galleggiante su migliaia di bottiglie di plastica riciclate.

Sabato 20 ottobre presso il Circolo Nautico Bersaglio di Costa Volpino, alla presenza di Cinzia Sirtoli che ha letto un messaggio del Presidente Nazionale AGCI, Brenno Begani, sono stati mollati gli ormeggi e l’«isola che non c’era» ha preso il largo sulle acque del lago d’Iseo.

Il sogno si è concretizzato grazie a 25.000 bottiglie di plastica che, insieme agli scampoli di rete dei retifici di Monte Isola, fanno da base galleggiante ad una piattaforma di legno di 24 metri quadrati sulla quale sono state caricate 9 tonnellate di materiale, compreso un impianto di fitodepurazione.

L’isola avrà il compito di prelevare l’acqua «inquinata» e, grazie ad un sistema di filtri di pietrisco, ghiaia, piante, conchiglie e microrganismi, depurarla e reimmetterla, pulita, nel lago.

La ZATTERA è anche autosufficiente, in quanto l'energia necessaria è fornita da un impianto fotovoltaico. Attraccherà in tutti i paesi del Sebino per promuovere un modello di sostenibilità ambientale rivolto alle nuove generazioni.

L’isola è nata da un progetto di alternanza scuola-lavoro, realizzato con il supporto della cooperativa Activa Servizi e sostenuto dal Fondo mutualistico di AGCI, General Fond, che ha coinvolto 22 giovani studenti del liceo scientifico «Decio Celeri» di Lovere, guidati dal loro professore di informatica, Fabio Campagnoni, e sotto l’egida della Libera Università di Alcatraz fondata da un creativo del calibro di Jacopo Fo, figlio del premio Nobel Dario e di Franca Rame.

L’isola che non c’era sarà il terzo atollo artificiale al mondo creato con materiale di scarto, bottiglie di plastica soprattutto. Ha preso ispirazione dai prototipi concepiti da Richart Sowa e Bruce Kania. Il primo era un artista ambientalista che costruì la prima isola di plastica nel 1998, spazzata via dall’uragano Emily nel 2005. Tre anni più tardi Sowa realizzò con 150 mila bottiglie in pet un arcipelago con tanto di giardino galleggiante. Kania invece si è inventato un business ecologico: usando dei rifiuti in plastica crea delle isole galleggianti che contribuiscono a migliorare l’ambiente, mitigano l’effetto degli inquinanti migliorando l’habitat dei pesci.

Per realizzare l’impresa, gli studenti di Lovere hanno mobilitato anche le scuole della sponda bresciana: l’Istituto comprensivo di Darfo, in particolare, ha fornito il maggior numero di bottiglie di plastica, insieme alla scuola materna di Lovere e ad un piccolo istituto di 50 bambini di Costa Volpino.

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