AGCI Alto Adige Südtirol e il suo “modello abitativo per la longevità” con la cooperativa SOLE

Il 18 settembre 2025 è stato inaugurato a Bolzano “Un Modello Abitativo per la Longevità”, un progetto che rappresenta l’evoluzione concreta del percorso, intrapreso dalla cooperativa Sole, di innovazione sociale iniziato più di dieci anni fa con il modello Human 360. Molti gli ospiti presenti all’evento tra cui il presidente di AGCI, Massimo Mota, che è intervenuto elogiando il progetto e sottolineando che: “Il mondo della cooperazione è vario: ci sono cooperative più dinamiche, altre meno e sicuramente la Sole cooperativa è un esempio di eccellenza nel settore abitazione”. In un momento storico segnato da una profonda crisi abitativa, il progetto di abitare cooperativo promosso dalla cooperativa Sole rappresenta una risposta concreta e innovativa che mette al centro la partecipazione attiva, l’inclusione sociale e l’accessibilità, favorendo la nascita di reti intergenerazionali e comunità solidali. In Italia si discute spesso di come vengono impiegate le risorse pubbliche, provenienti dalle tasse dei cittadini. Tuttavia, il vero nodo non è solo quanto investiamo, ma come trasformiamo le risorse in valore sociale. Il nostro Paese, infatti, si colloca tra gli ultimi in Europa per capacità di generare innovazione e benessere condiviso a partire dalle risorse pubbliche. Alla base di questa inefficienza vi è una visione limitata dei diritti sociali, concepiti prevalentemente come beni individuali da consumare, e non come strumenti per attivare processi collettivi. In questo modo, il diritto ricevuto si esaurisce nel beneficio del singolo, senza generare nuova ricchezza sociale. L’abitare collaborativo è una forma di edilizia non dominata dal mercato in cui gli utenti assumono un ruolo attivo con alti livelli di partecipazione, instaurando relazioni reciproche, mutuo aiuto e solidarietà. Le comunità abitative collaborative possono manifestarsi come co-housing, cooperative, iniziative ecologiche o modelli di proprietà collettiva (Community Land Trust, autogestione), e si distinguono per la progettazione partecipata, la gestione condivisa degli spazi comuni e la priorità al benessere dei residenti rispetto al profitto. L’abitare collaborativo parte da un presupposto diverso: le risorse ricevute non sono solo un supporto, ma un’occasione di responsabilizzazione reciproca. Io ricevo aiuto dallo Stato non solo per essere sostenuto, ma anche per essere messo nelle condizioni di contribuire a mia volta. In questa prospettiva, chi riceve non è un semplice “assistito”, ma una persona capace di valorizzare le proprie competenze e di moltiplicare il valore generato, superando la logica assistenzialistica e paternalista. È da questo cambio di paradigma — dal consumo individuale alla co-produzione sociale delle risorse — che prende forma l’idea di abitare collaborativo. Presenti all’inaugurazione del progetto anche Giulio Clamer, Nicola Grosso, Fabrizio Tiego, Roberta Massi, Giuseppe Gizzi e importanti rappresentanti politici, istituzionali e del mondo della cooperazione che hanno aperto un dibattito sulla crisi abitativa, un problema sempre più urgente e attuale.
Con questa iniziativa, in particolare, la cooperativa si pone l’obiettivo di contribuire a ripensare il modo in cui le persone vivono, invecchiano e costruiscono relazioni nelle città. Non si tratta semplicemente di fornire alloggi, ma di creare comunità generative, solidali e intergenerazionali, dove studenti, donne e persone anziane condividono spazi, tempo e competenze, sostenendosi reciprocamente. L’abitare collaborativo che si propone nasce da una convinzione profonda: le persone generano vero valore solo quando gli viene data l’opportunità, attraverso spazi e ruoli, di essere partecipi e parte attiva di una comunità. In questo senso, chi riceve un aiuto non è più un “assistito”, ma una persona capace di contribuire attivamente al benessere collettivo. Il modello, realizzato con l’Azienda Servizi Sociali di Bolzano, l’Istituto per l’Edilizia Pubblica (IPES) e il Competence Center della Libera Università di Bolzano, unisce welfare di comunità, empowerment e innovazione tecnologica. Nei cinque appartamenti di via Aslago, persone con fragilità, studenti e famiglie condividono esperienze quotidiane e azioni solidali, piccoli gesti di mutuo aiuto che rafforzano la fiducia e creano valore sociale misurabile. Il progetto prevede anche la realizzazione della Valutazione d’Impatto Sociale (VIS), elaborata dall’Economista Sociale con l’obiettivo di quantificare in termini economici il valore generato dalle azioni solidali e stimare il relativo risparmio per la collettività e per il sistema dei servizi pubblici. L’analisi mira a evidenziare come gli interventi di comunità e la creazione di benessere sociale producano effetti positivi e misurabili sull’economia del territorio, contribuendo allo sviluppo di modelli di welfare generativo e sostenibile. Questo progetto è il frutto di anni di ricerca e sperimentazione sull’abitare inclusivo e rappresenta oggi un case study europeo all’interno del programma Horizon 2020 – ASSETs. È una conferma che anche in Italia è possibile coniugare economia civile, tecnologia e umanità per dare risposte nuove alle sfide dell’emergenza abitativa. Si guarda al futuro con la volontà di replicare il modello in altri quartieri e città, costruendo piattaforme di collaborazione tra cooperative, istituzioni e cittadini per trasformare l’abitare in un motore di innovazione e solidarietà. Come si ama ripetere in Cooperativa Sole: più high tech, più high touch - perché l’innovazione è autentica solo quando restituisce valore alla dimensione umana.

