AGCI a Firenze per ricordare il presidente Lando Conti

Lunedì 9 febbraio, dalle ore 10:30 alle 13:00, a Palazzo Vecchio, nella prestigiosa Sala D’Arme, ha avuto luogo un convegno dedicato alla figura di Lando Conti, l’ex sindaco di Firenze, ucciso 40 anni fa barbaramente dalle Brigate Rosse.
Organizzato da AGCI (Associazione Generale Cooperative Italiane), in collaborazione con il Comune di Firenze, l’evento ha voluto commemorare il Sindaco del Sorriso, nonché presidente di AGCI, Lando Conti, attraverso la testimonianza di importanti rappresentanti politico istituzionali, docenti, storici e giornalisti ripercorrendo la storia tragica e oscura del nostro Paese caratterizzata dalla stagione dello stragismo.
Sono intervenuti: Sara Funaro, Sindaca di Firenze; Roberto Balzani, storico, politico, professore di storia contemporanea; Alessandro Giaconi, presidente di AGCI Toscana; Cosimo Ceccuti, Presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia; Ugo Magri, Editorialista de La Stampa; i giornalisti Francesco Matteini, Emanuele Baldi.
A moderare l’evento la giornalista Rai, Monica Maggioni.
SARA FUNARO:
“Grande emozione ricordare Lando Conti. Ringrazio AGCI per aver organizzato questa giornata. È un’iniziativa che non poteva non svolgersi a Palazzo Vecchio, la sua casa.
Il suo stile era diretto, aperto, poco incline alla retorica. È stato un sindaco molto presente, abituato al contatto quotidiano con le persone e proprio da questo nasce l’espressione con cui viene ricordato ancora oggi, il sindaco del sorriso. Non è una parola leggera ma una descrizione profonda di come porta avanti il suo ruolo. Il suo sorriso mandava un messaggio di vicinanza, il segno di una politica capace di ascolto e collettività, come dovrebbe essere ancora oggi.
Lando Conti ha sempre avuto un grande rispetto delle persone, dei cittadini, senza distinzione tra maggioranza e opposizione. Il suo sorriso non era mai di circostanza, ma un modo di intendere la cosa pubblica che è ancora oggi un esempio per tutti noi che abbiamo responsabilità di amministrazione.
La sua vita è stata spezzata 40 anni fa, ma non è stato spezzato quello che lui incarnava, ovvero i suoi valori, la capacità di ascolto e di dialogo. Non c’è memoria senza l’impegno a difendere la democrazia da ogni forma di violenza. Il sorriso di Lando continua a parlarci e sta a noi fare in modo che il suo impegno per la sua amata Firenze non resti solo un ricordo ma un esempio di come comportarsi nell’amministrazione della città”.
ALESSANDRO GIACONI
“Il sorriso di Lando non era legato alla responsabilità dell’amministrazione, ma era un volto ridente di per sé, cercava sempre attraverso il dialogo di trovare soluzioni. Era di grande insegnamento e fonte di ispirazione, anche per chi frequentava il mondo di AGCI.
Noi che lavoriamo nel mondo della cooperazione abbiamo il compito di trovare sempre e comunque il dialogo, contrastando gli elementi disgregativi. In tal senso Lando Conti era un esempio per tutti”.
FRANCESCO MATTEINI
“Quello che per alcuni è storia, per me è stata cronaca in prima linea. Quando ci fu l’attentato a Lando Conti, stavo seguendo il consiglio comunale e all’inizio non avevamo idea del perché non era arrivato. Poi telefonai in redazione ed appresi la notizia dell’attentato. È stato un momento toccante. Fu un trauma per Firenze, perché la città era rimasta abbastanza estranea al terrorismo. Lando Conti era un bersaglio semplice, non aveva scorta e individuarlo come bersaglio fu abbastanza semplice.
Tutto quello che era contenuto nel documento delle BR era di dominio pubblico, perché lo stesso Lando Conti lo aveva detto; quindi, non c’erano nemmeno aspetti da svelare che lo riguardavano”.
COSIMO CECCUTI
“Avevano colpito l’uomo nuovo su cui Spadolini puntava per creare una società diversa, perché i cittadini non ne potevano più dei partiti politici di allora. Quando Spadolini decise di farlo nominare presidente delle Cooperative, ha dovuto combattere per fargli accettare il ruolo, non perché Conti non amasse le cooperative, ma perché aveva l’ìambizione di essere un cittadino militante, voleva stare a Firenze e stare tra la gente. Spadolini voleva che portasse la sua onestà, la sua capacità di dialogo e trovare sempre una soluzione, all’interno del mondo cooperativo”.
EMANUELE BALDI
“La Firenze di quegli anni viene squarciata dal tragico evento di cui stiami parlando oggi. Questo è uno dei tre episodi di cornaca che la segnano, dopo l’alluvione e prima delle strade dei Georgofili. Firenze reagisce in maniera fortemente emozionale, ma in modo composto, civile e, dopo l’omicidio di Conti, cerca di capire quanto accaduto a testa alta con spirito di giustizia”.
MASSIMO MOTA
“Fare politica è una grande responsabilità, quindi bisogna stare attenti a quello che si dice, io ho un ricordo giovane di quegli anni. La società civile ha voltato le spalle alle Brigate Rosse, ma cosa resta oggi di quegli anni? Resta la lezione che dobbiamo mantenere viva, ed è per questo motivo che siamo qui oggi, per mantenere vivo il ricordo. Dobbiamo sapere ascoltare. C’è sempre un’ideologia che non accetta la discussione e il dialogo, ma solo la violenza, verbale o fisica che sia. E dobbiamo stare attenti, perché le sottovalutazioni di troppi segnali, come l’indifferenza o la tolleranza verso questi episodi, sono il terreno dove crebbe allora e può crescere ancora oggi quella violenza che uccise Lando Conti. Ogni volta che sentiamo dire che esigue minoranze fanno violenza, dobbiamo capire che se non c’è una maestosa maggioranza che fa sentire la propria forza, va a finire che quella minoranza detterà legge”.

