Giovedì, 12 Febbraio, 2026

Storie di cooperative AGCI

Da AGCI Toscana la cooperativa “Il Borro”, dove la cura e l’attenzione per gli anziani sono i principali valori fondanti  

 

Intervista al presidente Massimo Mattei, da sempre impegnato in attività di pubblico amministratore a Firenze e nel settore della cooperazione sociale

 

 

Il Consorzio “Il Borro” opera da circa trent’anni per fornire assistenza qualificata alla persona sia all’interno di residenze sanitarie assistite (Rsa), sia nei servizi domiciliari, grazie a un solido gruppo di lavoro che offre quotidianamente conforto, competenza e professionalità.

Presente in 18 residenze, il Consorzio, aderente ad AGCI Toscana, vanta una grandissima esperienza nella gestione del personale sia in piccole che in grandi residenze.

“La vecchiaia è il nostro futuro”. Esordisce così, nella nostra intervista, il presidente del Borro, Massimo Mattei, che ha fatto della solidarietà un vero e proprio lavoro portando avanti la convinzione che occorre dare dignità e valore all’anzianità, promuovendo questa età come una diversa fase del ciclo di vita dove trovare nuove ed originali forme di felicità.

 

Presidente Mattei, quando e dove nasce la cooperativa “Il Borro”?

Nel 1998 a Firenze con l’intento principale di cambiare l’approccio nella gestione e nell’assistenza degli anziani. Ci occupiamo da sempre di loro, dedicandogli la giusta cura e attenzione. Gestiamo principalmente Rsa, ma siamo anche un centro di formazione. Da quell’anno a oggi siamo sicuramente cresciuti, rappresentiamo una delle maggiori realtà in questo campo, credendo che le case di riposo possono diventare comunità dove sperimentare un nuovo senso di appartenenza e di ricerca di felicità.

Quanti soci e quanti dipendenti?

Più di 600 soci lavoratori. Ci occupiamo di una quindicina di strutture, in diversi territori: in provincia di Pistoia, Prato, Firenze e Bologna.

A tal proposito, quanto è importante il rapporto col territorio?

Sinceramente avrei voluto che ci fosse stata più collaborazione col territorio, ma non è così. Probabilmente perché ho avuto ruoli amministrativi importanti, un limite per certi aspetti. In ogni caso avrei voluto più attenzione nelle nostre realtà, ma in generale in tutte quelle che riguardano le Rsa, attraverso un approccio presente e concreto.

È anche vero che a Firenze, in Toscana, ci sono tante strutture pubbliche e quindi è chiaro che per le istituzioni “vengono prima loro” di noi privati.

Sulla base di questo, posso affermare che io, insieme al direttore generale del Borro, Alessio Gratelli, lavoriamo in struttura ininterrottamente, risolvendo quotidianamente tutti i problemi del caso. Una maggiore attenzione e collaborazione col territorio, sarebbe un grande sostegno per tutti coloro che, come noi, operano nel sociale.

“L’amore per le persone e l’umanizzazione delle cure”. Si legge dal vostro sito. Bellissima parola “umanizzazione”, quasi in contraddizione, in antitesi, col mondo in cui viviamo sempre più individualista. Non trova?

Noi dobbiamo gestire un patrimonio che è quello dei nostri nonni, dei nostri genitori che custodiscono il valore della memoria. Ho scritto anche un libro al riguardo intitolato appunto: “Il giardino della memoria”. Diversi servizi televisivi sono andati in onda raccontando l’impegno e la passione che dedichiamo agli anziani e la nostra filosofia secondo cui dobbiamo tutelare le loro storie, i loro ricordi che sono vita, sono il nostro patrimonio genetico.

Momenti brutti vissuti?

Sicuramente il periodo del Covid. Lì abbiamo visto il distacco tra la realtà che vivevamo noi e fuori. Soprattutto nella prima ondata, che non colpi tanto Firenze, ma che hanno visto le case di riposo come frontiere del Carso nella Prima guerra mondiale. Erano trincee. Mi sovviene una bella immagine di una OSS che, in un momento di sconforto, mi guardò in un attimo e mi disse: “La salveremo noi l’Italia”. E così fu.

La sua formazione professionale e l’avvicinamento al mondo della cooperazione?

Io sono laureato in Lettere. Mi avvicinai a questo lavoro quasi per caso, in un giorno in cui ho incontrato il proprietario di una casa di riposo che, anziano e senza successori, mi propose di prenderne la gestione. Io non esitai un attimo e dissi di sì. Fu una risposta che mi ha cambiato la vita. Tutto avrei pensato tranne di fare questo. Un segno del destino.

Oggi ne vado orgoglioso. Abbiamo avuto collaboratori provenienti da ben 50 nazionalità diverse! Si sono formati e hanno contribuito a rendere le nostre strutture un fiore all’occhiello di accoglienza e professionalità.

Cosa vuol dire cooperare per Lei?

Dare a più persone una possibilità, un’occasione per migliorare la propria vita. Mi sono sempre chiesto cosa volesse dire, per chi viene da lontano, lavorare in una realtà diversa, il più delle volte senza famiglia e senza affetti. Insieme ai miei collaboratori, ho voluto mostrare il volto migliore di un Paese che storicamente ha sempre avuto come priorità valori quali: solidarietà, accoglienza, tolleranza. Oggi forse un po' meno.

Progetti per il futuro?

Spero di far cambiare idea sull’assistenza agli anziani, di eliminare il pregiudizio secondo cui le Rsa sono un parcheggio ma rappresentano invece un luogo dove ancora c’è tanto da dire, tanto da dare, un posto speciale in cui poter vivere gli ultimi anni di vita nel miglior modo possibile.

 

Il 9 febbraio, AGCI, in collaborazione con il Comune di Firenze, celebrerà la figura di Lando Conti a quarant’anni dal barbaro assassinio. Da ex assessore e da uomo politicamente impegnato, qual è un suo ricordo?

Intanto è bello che lo ricordiate come presidente di AGCI e non solo come sindaco di Firenze. Come tutti i fiorentini, anche io ho molte immagini impresse nella mente e nel cuore. Quando è accaduta la tragedia, avevo precisamente 14 anni e mi trovavo vicino al luogo del barbaro assassinio. Fu qualcosa di clamorosamente impattante dove la follia delle Brigate Rosse colpì un uomo che aveva svolto un ruolo importante nella vita pubblica della città e che viene ricordato poco in ambito nazionale. Spero che, appunto, con questo convegno Lando Conti si possa finalmente commemorare e ricordare in tutto il Paese. Solo studiando il passato si può capire il presente e migliorare il futuro.