Blue Economy e mare Adriatico, Casola (AGCI): “Solo una soluzione concertata dalla politica dei Paesi coinvolti può generare nell’Adriatico un esempio virtuoso che tenga in considerazione le esigenze della pesca”

Si è svolto ieri, martedì 15 luglio, ad Ancona il convegno internazionale “Sostenibilità, innovazione e cooperazione nella Blue Economy per il mare Adriatico”, promosso dal Ministero dell’Agricoltura con la partecipazione dei ministri di Albania, Croazia, Montenegro e Slovenia, del ministro Francesco Lollobrigida, del sottosegretario Patrizio La Pietra e del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli. L’incontro ha posto le basi per una strategia condivisa tra i Paesi rivieraschi, con l’obiettivo di superare le logiche punitive della riduzione dello sforzo di pesca e promuovere una governance resiliente e integrata del bacino adriatico. Particolare attenzione è stata dedicata all’acquacoltura, considerata settore strategico per la sovranità alimentare e la sostenibilità ambientale, duramente colpito dagli effetti dei cambiamenti climatici e dall’invasione di specie aliene come il granchio blu.
In questo contesto, Enrico Casola, presidente di AGCI Pesca e Acquacoltura, ha dichiarato:
“Il convegno odierno ad Ancona rappresenta un momento di grande valore per il futuro del mare Adriatico e per tutte le comunità che vivono e lavorano grazie alla sua ricchezza. La presenza del ministro Francesco Lollobrigida e del sottosegretario Patrizio La Pietra testimonia l’attenzione istituzionale verso un settore strategico come quello della pesca e dell’acquacoltura.
Il dialogo tra i ministri delle regioni dell’Adriatico, rappresenta un tentativo di superamento delle rigidità burocratiche e dell’utilizzo della CGPM quale strumento per dettare le regole della pesca nel mare Adriatico, mentre invece solo una soluzione concertata dalla politica dei vari Parsi può determinare nell’Adriatico un esempio virtuoso che tenga presenti le esigenze della pesca, dei lavoratori coinvolti e dell’economia che la pesca stessa determina
Abbiamo bisogno di politiche che non penalizzino le economie costiere, ma che valorizzino il ruolo dei pescatori come sentinelle del mare e delle cooperative come motori di sviluppo locale. È fondamentale costruire un fronte diplomatico unitario tra i Paesi dell’Adriatico per influenzare efficacemente le scelte europee e internazionali”.
