Mercoledì, 3 Agosto, 2022

Storie di cooperative AGCI - Da AGCI Marche, dieci anni con la Cooperativa sociale “Odòs”

Si può costruire qualcosa di bello con le semplici pietre che trovi sul cammino.
È questo lo spirito con cui la Società Cooperativa Sociale Odòs muove i suoi passi sin dalla nascita e lo fa concretamente offrendo una vera e propria opportunità di rinascita a chi si è fermato, a chi si è perso, a chi, per un motivo o un altro, si trova in un momento di difficoltà esistenziale, attraverso il reinserimento lavorativo.
Se è vero che il lavoro nobilita l’uomo, è altrettanto sicuro che Odòs ha fatto della solidarietà, dell’accoglienza, dell’inclusione sociale i propri principi e valori fondanti. Il suo obiettivo, infatti, è quello di ottenere il recupero, la formazione e l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate accompagnate da personale professionalmente qualificato e idoneo, ponendosi una duplice sfida: abilitare al lavoro soggetti svantaggiati e produrre beni e servizi collocabili sul mercato.

 
Parliamone meglio col presidente Daniele Tassi:
 
Quando e dove nasce la Società Cooperativa Sociale Odòs? Qual è l’origine del nome?
Nasce esattamente il 14 giugno del 2012. Quest’anno abbiamo festeggiato i primi 10 anni di vita, una grande soddisfazione per noi.
La nostra cooperativa nasce dalla convergenza di bisogni ed esigenze di alcune realtà del mondo dell’associazionismo sociale, del cooperativismo e dell’imprenditoria della città di Jesi, in provincia di Ancona. Sono soci di Odòs: l’Associazione Oikos Onlus, la CO.ST.ES.S Società Cooperativa Sociale, Termentini srl.
Il nome Odòs deriva dal greco antico e significa: strada, cammino, via. Per conquistare i propri sogni, i propri obiettivi bisogna percorrere un sentiero, un percorso che è la vita stessa, molto spesso non priva di ostacoli. Si può cadere, infatti, ma questo non vuol dire che non ci si può rialzare e noi siamo lì a tendere la mano, a dare una seconda possibilità a chi intende farlo, a chi si trova in difficoltà, come chi esce dal tunnel della tossicodipendenza.
Quindi l’idea di Odòs è appunto quella di accogliere in una nuova casa i ragazzi che escono da un percorso difficile, affinchè possano reintegrarsi nella società, riacquistando dignità e autonomia attraverso un impiego.
 
Qual è il suo percorso professionale e quali servizi offre la vostra cooperativa?
Mi sono diplomato in ragioneria e in Scienze dell’Educazione. Ho cominciato a lavorare come educatore per la CO.ST.ES.S Società Cooperativa Sociale. Dal 1998 al 2019 ho svolto il ruolo di educatore professionale.
Da quando è nata la cooperativa a oggi ricopro il ruolo di presidente.
Le nostre prime attività sono state: la gestione del verde e i servizi nel campo delle pulizie. Oggi gestiamo anche una sartoria, precisamente un laboratorio d’innovazione sociale che è nato come progetto, nel 2015, dalla volontà della Caritas di Jesi, per sostenere alcune donne che si rivolgevano ai Centri di ascolto per chiedere un aiuto economico. In questo laboratorio vengono realizzati prodotti unici ed originali, recuperando tessuti di alta qualità, donati dalle aziende tessili italiane.
Un secondo nostro progetto è “L’orto del sorriso” che è nato per valorizzare, attraverso un coinvolgimento locale e sociale, enti pubblici e singoli privati, per un reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati o in difficoltà economica. L’orto offre quotidianamente prodotti freschi, coltivati con passione e dedizione da persone che vogliono farcela.
È importante sottolineare che “L’orto del sorriso” è un progetto di Caritas e che poi è nata un’altra cooperativa sociale.
 
In entrambe le cooperative lavorano anche gli immigrati?
Si, lavoriamo molto con gli immigrati e gli extra comunitari. Ci tengo inoltre a sottolineare che a settembre avvieremo un altro laboratorio sartoriale in collaborazione con una realtà imprenditoriale di Senigallia che ha avviato un centro antiviolenza per il reinserimento lavorativo delle donne vittime di violenza.
 
Cosa vuol dire cooperare e, in particolare, fare cooperazione sociale? Quanto è importante l’inclusione sociale e il rapporto col territorio?
Siamo immersi in una società che ha imposto una categoria di valori legata al profitto, alla monetizzazione. Cooperare vuol dire andare contro corrente in un certo senso. Significa mettere al centro la persona più che gli interessi, lavorare insieme per raggiungere un unico traguardo senza lasciare indietro nessuno.
Fare cooperazione sociale è valorizzare l’inclusione sociale.
Il rapporto col territorio è importante in termini astratti e concreti. Ti riconosci in un ambiente in cui lavori nella comunità in cui vivi intessendo un rapporto stretto col territorio. È molto tangibile questo, perché ti dà e ti offre reali opportunità di crescita all’interno di una comunità.
Il rapporto col territorio passa, appunto, attraverso le relazioni con la comunità. Si lavora in cooperativa per guardare in prospettiva verso il futuro costruendo quotidianamente il proprio avvenire secondo determinati valori quali solidarietà, rispetto vero l’altro, umanità.
 
Il rapporto con AGCI quando è nato?
La cooperativa ha aderito da 4 anni, anche se sono dirigente di AGCI dal 2003 condividendone i sani valori della cooperazione.
 
Progetti per il futuro?
Oltre alla collaborazione con il centro antiviolenza di Senigallia per le donne, vorremmo sviluppare idee nel campo della digitalizzazione e dei rifiuti (economia circolare, sviluppo sostenibile) che sono gli ambiti in cui si crea maggiormente occupazione per i giovani e si tutela l’ambiente con idee e strategie progettuali eco sostenibili.