Mercoledì, 9 Febbraio, 2022

Storie di cooperative AGCI - Agricoltura biologica e sviluppo sostenibile con “Bioagricoop”, la società cooperativa aderente ad Agci Emilia Romagna

Intervista al Presidente Riccardo Cozzo che già negli anni ’80 sviluppava progetti a favore della sostenibilità, della difesa dell’ambiente, valorizzando la qualità dei prodotti e il territorio

 

Presidente, quando e dove nasce “Bioagricoop”?
Nasce a Bologna nel 1984. Quest’anno compie 38 anni.

Di cosa si occupa la società cooperativa?
La mission della cooperativa mira allo sviluppo, alla promozione e alla formazione del settore agroalimentare in termini di sostenibilità.
Da veri precursori, abbiamo cominciato a parlare di sviluppo sostenibile in tempi non sospetti, sin da quando ci siamo costituiti. Fu una novità rispetto a oggi in cui c’è sicuramente una maggiore sensibilità, cultura ed educazione ambientale.
“Bioagricoop” è una struttura associativa senza scopo di lucro, nata con l’obiettivo di contribuire alla diffusione dell’agricoltura biologica, sia a livello nazionale che internazionale.
E’ una società cooperativa che collabora con una vasta rete di esperti, tecnici, ricercatori, formatori ed operatori con l’obiettivo di promuovere il bio e la sostenibilità. L’attività è principalmente di supporto alle aziende, operatori ed enti del settore che sostengono il medesimo obiettivo. Sono oltre 5 mila gli operatori coinvolti, 8 Paesi in cui operiamo, 11 progetti finanziati dall’Unione europea, 38 anni di attività.  Dietro a questi numeri si cela l’impegno e la passione per la tutela dell’ambiente, la diffusione della biodiversità e la valorizzazione del territorio.
La filosofia di “Bioagricoop” si basa principalmente sull’applicazione del metodo di lavoro cooperativo con la creazione di reti che mettono in contatto tecnici ed esperti, ricercatori ed università, rete di competenze, operatori ed aziende.
Ci occupiamo, inoltre, di promozione, ricerca, formazione per le imprese di settore.

Com’è nata la cooperativa?
Quando è nata la cooperativa non esisteva ancora un regolamento ufficiale sull’agricoltura biologica e di certo non è stato facile sostenere, divulgare la “cultura biologica”, cioè un’agricoltura che escludesse l’uso della chimica di sintesi a favore dei processi naturali.
In quell’epoca è stata una “rivoluzione” parlare e sviluppare progetti seguendo i principi dello sviluppo sostenibile. Io mi ero da poco laureato all’Università di Bologna, Facoltà di Agraria.
Erano gli inizi degli anni ’80 quando ho cominciato a organizzare convegni, seminari di sensibilizzazione sulle tematiche che riguardavano l’agricoltura biologica, la biodiversità e in cui si discuteva su come utilizzare tecniche naturali a difesa dell’ambiente. Ricordo bene che i miei colleghi universitari assistevano agli incontri mostrandosi scettici. Ma poi il tempo ci ha dato ragione, soprattutto se pensiamo a oggi in cui tematiche come la transizione ecologica, l’economia circolare, lo sviluppo sostenibile hanno acquisito grande rilevanza se non addirittura priorità in ambito politico, sociale e culturale.
Il secondo passo della cooperativa è stato quello di organizzare i primi agricoltori che producevano prodotti biologici, destinati alla vendita in qualche piccolo mercato. Abbiamo convinto la Coop Emilia – Veneto a introdurre questi nuovi prodotti bio e ci siamo riusciti.
Furono chiamati “prodotti con amore” e riguardavano soprattutto l’ortofrutta. Anche se eravamo agli albori di un’attività commerciale che sarà poi più diffusa, il consumatore sapeva che in quella determinata area del supermercato trovava prodotti freschi bio.
Oggi collaboriamo molto con l’Università di Bologna per sviluppare progetti di ricerca.

Svolgete attività all’estero?
Tra i nostri programmi ci sono anche quelli inerenti allo sviluppo e alla cooperazione con i progetti finanziati dall’Unione europea, grazie ai quali, in particolare, abbiamo lavorato in Paesi Terzi come il Sud Est asiatico, Cina, Brasile portando la nostra idea di agricoltura biologica, soprattutto nelle aree rurali, in cui abbiamo creato l’opportunità di produrre prodotti tipici di quelle zone. “Bioagricoop” in oltre 30 anni di attività a stretto contatto con l’Unione europea ha acquisito una solida reputazione grazie ai numerosi progetti selezionati e gestiti con successo.
Se ognuno produce quello che è tipico si valorizzano le proprie tradizioni e, allo stesso tempo, non si fa una concorrenza sleale. Se io produco in Tailandia il loro tipico riso, ovviamente non entro in concorrenza con i risi che produciamo noi qui, che hanno caratteristiche diverse.
Adesso stiamo lavorando su un progetto Ue per la promozione dei prodotti biologici europei, ovviamente per quanto ci riguarda saranno messi in rilievo quelli italiani, soprattutto delle aziende a noi associate. Cercheremo di aprire nuovi mercati anche negli Stati Uniti.

Lei è Presidente dall’84?
Si sono sempre stato io il Presidente.

Quanti soci?
I soci effettivi sia in ufficio che in laboratorio sono 19. Alcuni lavorano con noi a tempo pieno, altri svolgono anche altre attività professionali.

Diventare soci della cooperativa significa affrontare nuove sfide contando sul supporto di un'associazione diretta da imprenditori e professionisti; grazie alla conoscenza dei problemi, delle potenzialità e delle opportunità di settore, “Bioagricoop” opera costantemente per l'affermazione delle imprese, elaborando soluzioni ottimali per ottenere i massimi benefici.

Cosa vuol dire cooperare per LEI?
Significa operare insieme secondo i principi, i valori della buona e sana cooperazione quali valorizzazione del territorio, creazione del lavoro, tutela dell’ambiente.
Lo strumento cooperativo è quello ideale per esprimere un concetto di “sostenibilità sociale”, che è uno dei pilastri dello sviluppo sostenibile e rappresenta la capacità di garantire condizioni di benessere, equità e giustizia sociale.  Le imprese devono essere, inoltre, anche sostenibili economicamente, cioè devono generare un valore, produrre reddito e lavoro in maniera duratura.
Quando si parla di sostenibilità le cooperative hanno sicuramente un ruolo importante e una struttura ideale per applicare questi concetti nobili e concreti.

Rapporto con AGCI.
Ricordo che i primi contatti con l’Associazione Generale delle Cooperative Italiane li ho avuti con alcuni rappresentanti a livello locale. C’è stata subito una sintonia, una condivisione di idee ed ideali.

Dopo anni di attesa da parte degli operatori, ferma per più di due anni al Senato, la legge sul biologico approda in questi giorni alla Camera per il voto conclusivo. Qual è il suo pensiero?
E’ una norma che prevede strumenti e opportunità per sostenere gli investimenti per gli agricoltori in questo settore: dal marchio bio italiano alla limitazione dei fitofarmaci nei distretti biologici. Credo che dovrebbe prevedere il sostegno molto più specifico delle attività di ricerca che rappresentano uno strumento prezioso per favorire lo sviluppo “dell’economia verde” relativa a settori come quelli dei prodotti naturali e dell’agricoltura biologica. È necessario individuare nuove soluzioni ed approcci per rispondere alla richiesta dei consumatori di prodotti ecosostenibili che abbiano comunque le medesime prestazioni dei prodotti tradizionali. Il biologico è un settore in continua crescita così come cresce la sensibilità dei cittadini nei confronti dei modelli produttivi sempre più attenti all’impatto sociale e ambientale.

 

RASSEGNA STAMPA

metropoli.online, 9 FEBBRAIO 2022
Bioagricoop: alle origini del pensiero “bio”
https://www.metropoli.online/bioagricoop-origini-pensiero-bio/
https://www.metropoli.online/bioagricoop-origini-pensiero-bio/?amp=1